Quando ce vò ce vò

E perdindirindina. Quando ci vuole, ci vuole.

Avete presente quelle persone che si lamentano giorno e notte dicendo ah, non ho amici, ah, quei pochi che ho non mi considerano, mi trattano male e questo e quello? Eh. Io sì, mannaggia la miseria.

Feci questa conoscenza, un po’ di tempo fà e, all’inizio sembrava che con questa persona ci si potesse parlare anche di cose che vanno oltre l’università. Già da subito manifestò tutto il suo disappunto nei confronti di quelli che riteneva suoi amici, gli unici amici, e già questo doveva mettermi in allerta. Mi chiede anche di uscire tutti insieme e di darle un parere su di loro, sul modo in cui viene trattata, perché si sente trascurata, maltrattata, ignorata. La mia constatazione è che viene trattata, invece, coi guanti.

Il tempo passa e mi propone una serie di collaborazioni e io ci sto, mi sembrava ok. Appunto. Sembrava. Peccato che non faceva altro che sminuirmi, dirmi quanto lei fosse brava e farmi capire che non capissi niente, che doveva correggere le mie cose nelle relazione che dovevamo consegnare (e non sarò Manzoni, ma nemmeno lei, visto che alcuni orrori di ortografia da apostrofi in eccesso ad h rimaste a casa, li ho visti e continuo a vederli), e veramente tante altre cose che forse scriverò più in là.

In questa collaborazione il problema, che in realtà non doveva essere tale, è che tutte le comunicazioni arrivano sulla sua mail a suo nome, perché io collaboro. Già la prima volta le ricordo di inoltrarmi le comunicazioni. Aò.

Passano due anni, ogni volta la stessa storia, identica. Mai una volta che mi avesse inoltrato una comunicazione, roba che io venivo a sapere da altre persone o perché mi rendevo conto che qualcosa stava cambiando.

Bene. Dopo due anni di incubazione, le ho dato il mio vaffanculo (scusate se lo ribadisco, perdonate l’ostentazione, ma capitemi!) più grande.

All’ennesima sua mancanza, le ho telefonato ribadendo con educazione ma con toni decisi, che di nuovo, nonostante le avessi chiesto più volte questa cortesia (che poi doveva essere proprio un dovere), ancora una volta venivo a sapere di nuovi cambiamenti perché mi vedevo negato l’accesso ad una pagina. Ennò. Soprattutto se la risposta che si riceve è “ma io sono fatta così” e “mi hai ferito”.

Io sono sicuramente una rompiscatole, ma vedete, il concetto che pensavo fosse molto semplice, è questo : a me di come le persone gestiscono la loro vita, non me ne importa nulla, della frequenza con la quale controllano la posta nemmeno, ma se si lavora in squadra, il minimo è fare più attenzione, sapendo che quelle informazioni devono essere condivise. Controllare la mail e inoltrare, non mi sembra un lavoro pesante, del resto. E, mettere in mezzo il “sono fatto così”, non fa che evidenziare la immaturità e la mancanza di rispetto nei confronti degli altri. Perché dopo due anni, ma che davvero!?

E quindi, vaffanculo. Lascio perdere queste collaborazioni che ti logorano il fegato, lascio stare queste persone piene di sè che non perdono occasione per sminuirti o fare strane insinuazioni. Non voglio altra ansia e incazzature nella mia vita.

Probabilmente l’errore è stato anche mio. Perché in questi anni le ho permesso di trattarmi in questo modo. Molto garbatamente, ma comunque con decisione, le facevo notare che doveva avvisarmi e, forse, ha pensato che tanto non mi sarei mai incazzata seriamente, visto che per molte altre cose faceva un po’ quel che le pareva. Tra l’altro ho imparato un’altra grande lezione, mai prestare cose di valore a certe persone, perché se ne impossessano!! Penso di aver addirittura scritto un altro post su questa situazione, quindi immaginate quanto io sia sveglia!

Ma ora basta, sono stufa di persone che si sentono superiori a prescindere, che tentano di farti sentire una piccola nullità, che pretendono di trattarti a loro piacimento e, nonostante tutto, nonostante anche telefoni riagganciati così, perché erano incazzati ma non se erano accorti però! nonostante questo, pretendono le tue scuse perché si sono sentiti feriti dalla mia reazione.

Insomma, un’altra cosa che sto imparando è che vaffanculo is the answer!

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