Food

L’odore rassicurante della torta di mele

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Sei sommersa dai pensieri, gli esami, lo studio, l’affitto, i vicini molesti, l’ansia (che ci sta sempre bene), apri la porta e vieni rapita dall’odore inebriante della torta di mele … aaaahhhh mia madre! Domani mi aspetta una colazione con i fiocchi e la porterò, chiaramente, con me nella dimora n2, quella degli incubi universitari!

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Dieci anni dopo … o quasi!

Me ne stavo tranquillamente a … diciamo la verità, a cazzeggiare, giocherellavo spensieratamente sul tablet, all’improvviso, prendo il telefono e trovo 206 MESSAGGI NON LETTI. Ora, queste sono cose che, personalmente, non accadono MAI. A volte, tanto sono contesa dai miei amici, arrivo a pensare che ci sia un problema di ricezione che mi impedisce di ricevere messaggi. Ma sorvoliamo.

Leggo 206 MESSAGGI NON LETTI e resto un attimo interdetta. In due secondi mi faccio anche le paranoie, ma chi è? Ma che vogliono da me?? Ma perché mi scrivono??? Ma forse è un errore????

Non so spiegarvi esattamente il perché un gruppo di quattro persone abbia deciso di includermi in quella piccola cerchia per sentirci ed organizzare una rimpatriata. Per una volta, però, posso evitare di lamentarmi ed essere felice che qualcuno, a  distanza di tanti anni, mi abbia pensata.

Dieci anni sono molti. Alcuni di loro sono sposati, hanno figli, un lavoro e una vita stabile. Chi si è laureato, chi no … tipo me! Chi è andato a vivere a Londra, chi si è trasferito in Australia e chi sta viaggiando per il mondo. E, in tutte queste storie, mi sento un po’ statica e triste, perché oltre all’università e a dannarmi l’anima per l’università, non ho fatto granché nella vita.

Però, da una parte, non vedo l’ora di rivedere tutti, sentire le loro storie, è bello sentire questo tipo di affiatamento dopo tanti anni, e spero che questa rimpatriata si faccia davvero 😀

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La vita è meravigliosa (?)

Qualche giorno fà, sulla mia home di facebook, mi trovavo a leggere questo status : la vita è meravigliosa. Io aggiungo un punto di domanda.

Quando l’ho letto e ho sfogliato le foto in allegato, mi è venuto un vaffa … La vita è meravigliosa? Ma certo che … no, non sempre. Non so cosa mi abbia infastidito di più di questa affermazione. La vita può essere meravigliosamente bella, interessante e felice, tanto quanto può diventare un meraviglioso inferno. Non credo nella felicità assoluta, ma credo che la vita sia fatta di momenti, a volte buoni, altri un po’ meno.

Forse è perché adesso sento che mi mancano molte, troppe cose e non riesco ad apprezzare nemmeno la gioia di un’altra persona, ecco, è probabile che ne sia un po’ invidiosa.  Perché quelle parole sono così cariche di gioia che si percepisce anche da uno schermo. Ed è così tangibile, che la sento invadente nella mia non meraviglia.

Ecco, ne sono invidiosa. Perché quelle parole vorrei averle scritte io e avrei voluto farle durare più di un istante. Avrei voluto avere delle immagini che immortalassero momenti indelebili, e invece non ne ho.

Vita virtuale : quanto ce credi.

Frequento molti forum, bè, non proprio molti, in uno sono stabile, in altri mi dimentico regolarmente i dati d’accesso, quindi non direi di essere particolarmente presente. I forum sono belli, mi piacciono. Se trovi quello giusto, in cui non ci sono dei despoti al potere, si può parlare, confrontarsi, e diventa divertente.

Ho notato che, in molti di questi spazi virtuali, soprattutto quando si tratta di salute, diventano tutti medici esperti. Parlo di quelle persone che, avendo purtroppo dei problemi di salute, si sentono dei dispensatori di verità cliniche. E mi sorprende, e mi fa anche arrabbiare, con quanta facilità si mettano a fare diagnosi, a consigliare indagini, visite specialistiche, di come si diano un tono, cordiali saluti o del modo impersonale di rivolgersi ad un utenti come loro. Come a porsi su di un livello superiore perché io sò io e te sto a dì che è così, che è proprio così.

Ciò che sfugge a questi soggetti, è non solo il fatto che le diagnosi on line non si possano fare. Giustamente. Intendo, giustamente, un medico non può fare una diagnosi on line. Tanto meno una persona che si occupa di altro può permettersi di dire che la tua sintomatologia mi fa’ pensare a questo, ti consiglierei questo e quello. Ma quanto ce credi?

Ci credono tantissimo. Ci si sentono tantissimo.

In generale è grave. Su un forum o su un gruppo facebook, è grave che un utente che ce crede, azzardi una diagnosi e io poi ce credo. Inizio a pensare che i farmaci che assume potrebbero essere giusti anche per me, tanto per dirne una. O che ho bisogno di fare una TAC, per dirne un’altra.

La gente che ce credo così tanto, l’ho sempre trovata un po’ indigesta.

Quello che mi domando è se siano o meno consapevoli della responsabilità e del peso delle loro parole. Persone che propongono la loro cura ad altre persone, come se si trattasse di un trattamento universale. No. Quando leggo cose simili subisco una trasformazione, divento verde e con mano tremolante inizio a digitare più veloce che posso e più che posso. Ma nulla fermerà le persone che ce credono, perché appunto, ce credono. Troppo. Per loro non serve essere medici per consigliare trattamenti e indagini, no, no, e no. Perché ci sono loro, si chiamano, ce credo. Ed il loro motto è io ce credo, devi crederci anche tu!

Forse esagero, ma come consiglio generale, prendete con le pinze consigli di questo genere, con la salute non si gioca.

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Instagram, gli hashtag, e i #DCA.

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Lo dico spesso, ho un’insana passione per le foto, degli altri perché io non sono molto capace. L’altra mia passione, sempre insana, è la colazione.

Di recente ho iniziato ad usare instagram non più come semplice aggiungi filtro, ma come ricerca. Ed ecco che subentra l’altra insana passione, la colazione. Se si inserisce nella casella di ricerca #colazioneitaliana oppure #italianbreakfast, ecco che spuntano fuori quelle prelibatezze tipiche di ogni fantasia.

L’altra scoperta. Cliccando su dolci di ogni tipo, piatti di ogni tipo, scenari di ogni tipo, ho iniziato a guardare alcuni profili. Incuriosita dal fatto che molti, come me, condividono questa “passione” per il cibo.

La scoperta è questa, probabilmente nulla di nuovo direte, ma sto ancora riflettendo su alcune cose. Molti di questi profili sono di ragazze, ma anche ragazzi, in #recovery #dca. Soffermandomi a leggere i commenti di alcune foto, dopo aver osservato l’immagine dell’utente, trovo conferma di quanto sospettavo. Di quello che palesemente si arriva a sospettare. E leggo leggo leggo, e all’inzio penso oh, ma bene, e poco dopo ah. no.

No. No, perché leggendo i vari commenti mi rendo conto che, quella ragazza, la cui immagine non coincide con quello “apparentemente” mangia e posta su instagram, se all’inizio poteva chiaramente sembrare sulla buona strada, in realtà nutro fortissimi dubbi al riguardo. Ma spero di sbagliarmi. Si parlava di tenere un bilancio giornaliero e di un pasto che viene spesso saltato. E quindi mi domando, perché tutte quelle persone che, vedendola così spigolosa (perché l’immagine di una persona con un disturbo alimentare di una certa entità, non è che passi inosservato, basta osservare braccia e gambe in primis, ma spesso le sporgenze sono ben oltre l’evidente), e dunque, mi domando perché, come, una persona possa complimentarsi,  ma che bel fisico che hai. 

E mi domando ancora quanto sia un bene promuovere quest’immagine, che inevitabilmente (se hai un profilo pubblico), viene esposta a persone di ogni genere, persone che non diranno nulla, persone che manifesteranno la loro ammirazione e altre che magari criticheranno, che in realtà trovo che siano molte meno, per quel poco che ho visto.

Come ci si comporta in queste situazioni? Commentare un’immagine mettendo in risalto che non è così, sembrerebbe brutale. Del resto, io non conosco quelle persone. Rischierei davvero di creare scompiglio in una mente che se è in ripresa non so quanto abbia raggiunto consapevolezza di sè e dei propri disturbi.

Cercando ancora, #ana (anoressia) troviamo ben 5.313.460 post.

Cercando ancora, #mia (bulimia) troviamo ben 5.135.960 post.

Prima di accedere c’è un advisory che vi comunica che alcune delle immagini contenute sono “forti”. E trovate foto di ogni genere. Tra queste, abbiamo i cutters, autolesionismo che spinge le persone a tagliarsi per trovare sollievo.

Tra le immagini che mi si sono stampate nella mente, c’è un frammento, un occhio, arrossato, che ha pianto. E gli hashtag #cry #depression #suicidal. E poi ancora questa ragazza che postava una sua foto chiedendo espressamente aiuto, si trovava in vacanza studio e stava avendo una forte ricaduta.

E che non si trovino siti espiciti pro ana, bè, in due secondi ne ho trovati già due.

Credo che siano vietati, che ci sia una sorta di censura, non che ci voglia molto ad aggirarla. Possiamo trovare subito #pr0ana e #ana_bellissima_

Dunque, mi trovo in una situazione nella quale vorrei fare/dire qualcosa, ma questo presuppone il saper dire/fare qualcosa. Scorrere le immagini e restare con la sensazione di dover fare qualcosa, ma cosa? Sono disturbi che vanno molto al di là di quello che è il cibo, quello che viene manifestato è un sintomo, è la punta dell’iceberg di un malessere che deve essere attraversato. Ma questa diffondersi di immagini, di richieste d’aiuto, può essere tanto di reale conforto e confronto, quanto distruttivo. Le due facce della stessa medaglia.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

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Io odio la gente.

Forse conosco le persone sbagliate? Può darsi. Voglio conservare la speranza di un mondo migliore, fatto di persone migliori. Che non mi prendano per i fondelli almeno. Perché questa è la cosa che più in assoluto odio. Quando candidamente mi si risponde una cosa per un’altra o mi si esclude da un gruppo “di lavoro” perché ho avuto fiducia, ho eseguito il mio lavoro, ho dedicato del tempo a quel lavoro che, tra le tante cose, me ne ha fatto perdere di tempo, e parecchio.

La fiducia. Che bella cosa. Peccato che il mio era un impegno per aria, perché la fiducia si è ridotta a parole al vento, che adesso sono finite chissà dove, forse su un’altra persona, in attesa di una nuova folata di vento e così di nuovo a percorrere la scia di cazzate!

Quando tutto si risolve con un e niente, quindi ciao.

Perché adesso, in linea molto teorica, mi dovrei arrangiare. Il fatto è questo. Ho eseguito un “lavoro” in condivisione con un’altra persona, questo lavoro risulta a nome dell’altra persona, ma l’accordo era proprio questo, dividerci la relazione, quindi meno lavoro per entrambi ma usufruire entrambi dei vantaggi che questo ci avrebbe portato. Però il mio nome non è da nessuna parte, la mia fiducia si è dimostrata infondata e niente “vantaggio”. Ma solamente l’ennesima presa per i fondelli.

Adesso, vale davvero la pena provare a far valere la propria ragione? Perché inizio a pensare che sia una battaglia contro i mulini a vento e che risulti più vantaggioso il semplice prendere le distanze.

La mia conclusione è questa. Tenere a mente che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Sempre.

Pinterest

pinterest-logo

Da tempo mi chiedevo a cosa servisse Pinterest, che diamine fosse, quale fosse la sua utilità. E, diciamolo, mi stava anche piuttosto antipatica come cosa. Ma come spesso accade quando non capisco una cosa, non mi piace, non la voglio conoscere eccetera eccetera eccetera … ecco che finisco con l’amarla e a domandarmi come è possibile non averla scoperta prima!

E quindi, ciao, sono Karen, e sono Pinterest – dipendente. Aiutatemi. Per favore.

La cosa terribile è quando sono a dieta … apriti cielo! O meglio, apri Pinterest e soffri! La cosa ancora più terribile sono i collegamenti con le pagine con tanto di ricette. Per fortuna non c’è solo cibo. Una delle mie sezioni preferite è quella sull’arredamento d’interni, ho beccato una poltrona niente male da Ikea che prossimamente dovrà alloggiare nel mio piccolo studio.

Insomma, raccogliere immagini mi piace, le immagini parlano di noi, dicono molto più delle parole, sono immediate.

Dov’è finito il mio tempo?

Intendo il MIO tempo, per me, per distrarmi, rilassarmi, non fare nulla. Dov’è finito? Ho mai avuto del tempo autogestito in base alle mie necessità psicofisiche? Inizio ad vere dei dubbi.

Non fraintendetemi. Sono una studentessa, mi piace quello che studio, ma ultimamente tra impegni universitari e altri impegni universitari ed esami da preparare, bè, non riesco a ritagliarmi uno spazio che sia libero anche dai sensi di colpa. Perché sono talmente abituata a fare quel che devo (che è sì un piacere) che quando tento (inutilmente) di svuotare la mente, non ci riesco, perché in quel momento dovrei fare dell’altro, molto più importante (secondo la mia logica) che stare lì ad impedire l’esaurimento nervoso.

Quindi, il mio tempo, dov’è andato? Come faccio a riprendermelo? Lo voglio, anzi, lo pretendo!

Inizio a domandarmelo seriamente, perché dopo due settimane di stop, domani ricomincia una lunga e dura settimana, alla quale si aggiunge anche il fatto che tornerò dal mio caro vicino, col quale ultimamente ho un rapporto piuttosto turbolento. Capitemi. Per favore. La mattina ho la sveglia molto presto, se lui non mi fa’ dormire perché organizza feste, nei giorni lavorativi, fino alle quattro del mattino = non posso proprio avere simpatia nei suoi confronti.

Mi aspetta una lunga settimana.

Il cornetto con la Nutella.

Cosa c’è di meglio in una domenica mattina in cui hai la sveglia presto, consapevole del fatto che il giorno seguente avrai la sveglia alle cinque del mattino, proprio al cinque, ma forse anche prima sarebbe meglio. Ma non ci voglio pensare proprio ora. Dicevo, cosa c’è di meglio che prendersi quei dieci minuti al bar, davanti ad un cappuccino e un cornetto con la Nutella, cosa? E’ stato breve ma intenso. Unire le mie due passioni, i croissant (di ogni specie eh!), e la Nutella. Alè.

Ma perché il cornetto con la Nutella è terapeutico eh.

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Sognare ad occhi aperti.

Vi capita mai di programmare nella vostra mente viaggi, appuntamenti, chiacchierate e quant’altro? A me spesso!

Ultimamente, nella mia testa, sto programmando un viaggio, che resterà nella mia testa eh, ma il fatto che possa essere anche lontanamente possibile, mi consola. Non avrò mai tutti quei giorni disponibili e, a dire la verità, non avrei nemmeno tutti quei soldi da spendere. Ma questi sono dettagli!

E’ bello pensare che si potrebbe fare. Potrei andare qui, lì, dall’altra parte, vedere tanti posti, mangiare tante cose e fare tante foto.

Ecco, l’altro mio sogno, che tale resterà, è imparare ad usare la Reflex. Avevo un capriccio, e mi sono fatta questo regalo, io che ho un posto riservato nel girone degli avari (e non solo!). Ho iniziato ad usarla, a fare le prime foto, ma non ho tempo per organizzare delle vere e proprie escursioni in posti che non siano casa mia. In un posto dove non ci siano cavi elettrici per aria, ad esempio. Un giorno, una mia amica, postò su facebook una foto dell’India, c’erano così tanti cavi elettrici per aria e, quando la mattina seguente, ho aperto la finestra della mia stanza, ho pensato : oh (!!?!!!).

E quindi devo imparare, mi guardo le foto su flickr, quelle di fotografi o pseudo ph, sì perché oggi sono tutti fotografi, ci sono profili trasformati da un giorno all’altro, ma soprattutto, molto delle mie amiche sono diventate modelle. Pose improbabili, espressioni inverosimili, ma sapete una cosa? Loro ci credono! E, infondo, è una bella cosa credere in sè stessi. Insomma, dicevo, mi guardo queste foto e mi immagino in un futuro non meglio definito, in cui IO FOTOGRAFO e le persone guardano con ammirazione e pure un po’ d’invidia (tipo la mia adesso) le MIE FOTO! E mi sento anch’io una ph.

E poi succede che apro la cartella delle foto che ho fatto fin’ora, e il sogno svanisce. Evapora.

E sognare, sognare, sognare e sognare. Pensare, immaginare, programmare, ma poi, quando arriva il momento di fare, ciao ciao.

Intanto mi tengo stretta quest’immagine di me che organizza questo viaggio, che programma le tappe, i luoghi da visitare e che nel frattempo ha anche imparato a fotografare!

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